[Analysis in TRANSLATION] Lucien van der Walt, 2010, “Botta e risposta tra Spencer Sunshine e gli autori del libro “Black Flame” sulla rivista “Anarchist Studies””

This is an Italian translation of an exchange on “Black Flame” between Spencer Sunshine and Lucien van der Walt, in “Anarchist Studies” journal which you can read here.

Botta e risposta tra Spencer Sunshine e gli autori del libro “Black Flame” sulla rivista “Anarchist Studies”

Nel 2009 è uscito il primo dei due volumi del lavoro monumentale “Black Flame: the revolutionary class politics of anarchism and syndicalism” di Lucien van der Walt e Michael Schmidt (militanti comunisti anarchici sudafricani). Qui sotto una pedagogica polemica tra Lucien van del Walt e Spencer Sunshine, recensore del loro libro sulla rivista americana “Anarchist Studies”.

“Anarchist Studies”, che si definisce come “rivista interdisciplinare di ricerca sulla storia, cultura e teoria dell’anarchismo”, ha di recente pubblicato una recensione critica a cura di Spencer Sunshine avente come oggetto il libro di Lucien van der Walt e Michael Schmidt, intitolato Black Flame: the revolutionary class politics of anarchism and syndicalism. Ai 2 autori è stato concesso il diritto di replica.

In breve, la recensione di Sunshine loda Black Flame quale “miglior assemblaggio di ricerche sulle complesse relazioni tra anarchismo classico e questioni come il nazionalismo, l’imperialismo e la razza”, “mette in luce le ricche tradizioni sindacaliste dell’anarchismo in Asia, Africa, Europa orientale, America Latina e Caraibica” e “corregge quindi in modo cruciale l’eredità eurocentrica”. Tuttavia, egli sostiene pure che il libro fa “infuriare”, dal momento che esso è costruito su una definizione “del tutto inusuale” dell’anarchismo (cioè, l’anarchismo quale forma del socialismo libertario), cosa che porta all’esclusione di quelle (cosiddette) tradizioni “filosofica, individualista, spirituale e di ‘stile-di-vita'” (supposte quali “maggioritarie” nell’anarchismo contemporaneo).

Nella sua replica, lucien van der Walt fa notare che Sunshine non porta alcun argomento serio sufficiente a respingere le tesi centrali del libro: come quella con cui si sostiene che il movimento anarchico nella sua globalità emerge dalla Prima Internazionale, che il sindacalismo ne è parte integrante… che questa tradizione si incardina sul razionalismo, sul socialismo e sull’antiautoritarismo… come sugli scritti di Mikhail Bakunin e Pyotr Kropotkin… e che questa “angusta” definizione risulti tanto difendibile sul piano empirico quanto analiticamente utile. Nel presentare la visione dell’anarchismo contenuta nel libro quale “del tutto inusuale”, Sunshine finisce con l’etichettare allo stesso modo la visione che hanno dell’anarchismo una buona maggioranza di anarchici, di attivisti sindacali e di movimenti ritenuti così da Sunshine forme di anarchismo “del tutto inusuali” facendo ricorso ad una buona dose di retorica.

Qui sotto la recensione e la replica:


RECENSIONE

“Anarchist Studies” 18.1, pp. 113-115

Michael Schmidt and lucien van der Walt, Black Flame: The Revolutionary Class Politics of Anarchism and Syndicalism, Edinburgh & Oakland, CA: AK Press, 2009

Black Flame è un lavoro intrigante ma che fa anche infuriare e che merita di essere letto e dibattuto. Ricco dal punto di vista teorico e storico, il libro giunge a conclusioni che gli autori definiscono “piuttosto sorprendenti” e che comportano un “ripensamento” dei canoni anarchici (p.17). Inoltre, gli autori dicono molto chiaramente che “se il libro darà stimolo ad ulteriori ricerche sull’anarchismo, anche per contraddire le tesi del nostro libro, vorrà dire che abbiamo fatto un buon lavoro” (pp.26-7). Tuttavia, la particolarità delle argomentazioni, ed il tono con cui vengono presentate, allontanano le possibilità di una seria discussione su molte delle affermazioni contenute nel libro.

Di particolare interesse è l’ultimo capitolo, il miglior assemblaggio di ricerche sulle complesse relazioni dell’anarchismo con il nazionalismo, l’imperialismo e la razza. Black Flame mette in luce le ricche tradizioni anarchiche e sindacaliste in Asia, Afriica, Europa orientale, America Latina e Caraibi, “correggendo così in modo cruciale l’eredità eurocentrica” (p.21). Di grande interesse anche l’attenta spiegazione delle differenze tra diversi sindacati conflittuali.

Black Flame è importante anche perché colloca l’anarchismo nel suo contesto sociale e storico. Gli autori sostengono che la nozione senza tempo dell’anarchismo quale componente dell’esistenza umana trova origine nel libro di Paul Eltzbacher, Anarchism, pubblicato nel 1900. E’ solo dopo che gli stessi anarchici (specialmente Kropotkin) incorporeranno questa idea nelle loro convinzioni. Black Flame fa notare che “se l’anarchismo è una caratteristica universale della società, allora diventa alquanto difficile spiegare come mai sorga, difficile collocarlo in un contesto storico, delinearne i confini ed analizzarne il carattere di classe ed il ruolo svolto volta per volta nel tempo”. Perciò la prospettiva tradizionale “non riesce a storicizzare la grande tradizione anarchica, né a spiegare perché l’anarchismo sia nato e perché si sia rivolto a certe classi in particolare” (p.18).

Gli autori insistono sulla necessità di una definizione vincolata per gli studiosi: “Una buona definizione è quella che mette in luce le caratteristiche distinguibili di una categoria data, lo fa in modo coerente ed è in grado di differenziare una categoria dalle altre categorie, organizzando così la conoscenza ed allo stesso tempo rendendo efficaci tanto l’analisi quanto la ricerca” (p.43).

Sfortunatamente, alla loro definizione vi giungono attraverso una serie di battesimi e di scomuniche retroattivi. Quella che gli autori chiamano la “grande tradizione anarchica” è in realtà eccessivamente ristretta rispetto quanti si identificano come anarchici. Nella loro tradizione vi è per iniziare “l’anarchismo di classe” (che a sua volta comprende i comunisti anarchici, i piattaformisti, gli Amici di Durruti e gli insurrezionalisti galleanisti), ed a questi aggiungono il sindacalismo in sé. La maggior parte di ogni sindacato conflittuale globale riceve un battesimo di massa anarchico, mettendoci pure Daniel DeLeon e James Connolly. Con una mossa retorica, la “grande tradizione anarchica” si annette milioni di aderenti.

Ma gli scomunicati sono (cosa altamente possibile) la maggioranza di quelli che oggi si identificano come anarchici. E qui ci riferiamo al complesso della tradizione filosofica dell’anarchismo, di quella individualista, di quella spirituale e di quella che fa dell’anarchismo uno “stile-di-vita”. Gli autori sostengono di “non considerare queste tradizioni come facenti parte della grande tradizione anarchica … L’anarchismo ‘di classe’, a volte chiamato anarchismo rivoluzionario o comunismo anarchico, è secondo noi l’unico anarchismo” (p.19). Gli autori sono in disaccordo con Murray Bookchin per il fatto che egli avesse coniato il termine di “anarchismo come stile-di-vita”, dal momento che “non è affatto corretto etichettare come anarchiche queste sette, che non hanno nessun posto nella tradizione anarchica, per cui essi non sono anarchici” (p.170). (Tuttavia, secondo la loro cosmologia, anche Bookchin non è un anarchico!)

Questa loro definizione così del tutto inusuale si basa sulla pretesa che l’anarchismo può essere definito solamente dal momento in cui Bakunin, durante la sua esperienza nell’Internazionale, ne diede dei tratti operaisti, veramente alquanto ristretti ed opinabili. Black Flame sostiene che il sindacalismo emerge direttamente dal periodo di Bakunin; di cui ne fanno un sindacalista “senza riserva alcuna” (p.134). Gli autori cercano di arruolare molti altri anarchici al sindacalismo, come nel caso di Errico Malatesta “strenuo sindacalista” (p.202). Kropotkin, dicono loro, scrisse il Mutuo Appoggio “per provare la possibilità di una libera società socialista, che doveva essere creata da una rivoluzione di classe” (p.302). Nel frattempo, imbarazzanti sindacalisti proto-fascisti come Sorel e Labriola vengono scomunicati da questa “grande” tradizione con gli stessi mezzucci retorici.

Ai due autori bisogna riconoscere un grande contributo per il loro esaustivo assemblaggio di ricerche sul nazionalismo e l’imperialismo e per aver colmato la ormai vetusta lacuna sulla ri-collocazione in un contesto sociale e storico dell’anarchismo classico. Ma il libro non è per niente convincente ed è del tutto antistorica la loro più forte affermazione, quella che cerca di costruire una impropria “grande tradizione anarchica”. Infine, ho veramente trovato che molte delle posizioni contro cui si scaglia il libro – come quella che la nozione di anarchismo può essere compresa come “punto di intersezione di parecchie ideologie” (p.40), e che l’anarchismo ed il sindacalismo sono “tendenze diverse, spesso sovrapponibili” (p.149) – siano ben lontane dall’essere convincenti, più di quanto il libro pretenda di fare”.

Spencer Sunshine
PhD candidate, CUNY Graduate Center di New York City

REPLICA

Black Flame e la grande tradizione anarchica: replica a Spencer Sunshine

“Anarchist Studies” 18.1, pp. 115-117

Come Michael Schmidt ed io abbiamo fatto notare nel capitolo di apertura di Black Flame: the revolutionary class politics of anarchism and syndicalism, il nostro libro raggiungerà il suo scopo quando avrà provocato dibattito sulle idee, sulla storia e sulla rilevanza della grande tradizione anarchica. Ed abbiamo anche scritto che “i buoni studi progrediscono tramite il dibattito e non attraverso la costruzione di nuove ortodossie”. Siano dunque benvenute le sfide e le correzioni fondate sulla ricerca. E’ con questo spirito che abbiamo letto la recensione di Spencer Sunshine.

Tuttavia il dibattito dà frutti quando ci si mette la cura dovuta nel sostanziare e nell’argomentare le affermazioni. E, ci dispiace dirlo, il nostro recensore si è dimostrato piuttosto carente nello sviluppare le sue critiche, puntando all’uso di un linguaggio polemico, su asserzioni invece che su confutazioni ed infine su un’aneddotica banale.

Sunshine sostiene che le “particolarità del tema” in Black Flame allontanano “le possibilità di una serie discussione su molte delle affermazioni contenute nel libro”. Le “particolarità del tema” sono, però, proprio e precisamente ciò che richiede una “seria discussione”. Ed è proprio di una “seria discussione” che risulta deficitaria la sua recensione.

Anziché fornire una critica sostanziosa e sostanziata alle tesi centrali contenute in Black Flame, il nostro recensore preferisce trastullarsi con la lingua per delegittimare le nostre tesi. Ed eccolo scrivere che Michael ed io operiamo essenzialmente attraverso una serie di “battesimi e scomuniche retroattivi” e con la costruzione di una “cosmologia” per via di “mezzucci retorici”. Sunshine si affida così a metafore di tipo religioso nel tentativo di negare il peso dell’evidenza e la logica degli argomenti che il libro (primo di 2 volumi) sviluppa in quasi oltre 400 pagine con una genuina panoramica globale mai tentata finora su 150 anni di storia anarchica nei 5 continenti. La vasta sintesi che ne deriva, l’evidenza testuale, l’ampio spettro storico, gli innumerevoli casi citati – tutto ciò viene trivializzato dal nostro recensore con una strategia che sa solo dare etichette, forte nello stile e nell’immaginario, ma alquanto insufficiente nel contenuto.

Nessun argomento viene portato a confutazione delle nostre tesi centrali: che il movimento anarchico nella sua globalità sia emerso nella Prima Internazionale, che il sindacalismo sia parte integrante della grande tradizione anarchica, che questa tradizione si fonda sul razionalismo, sul socialismo e sull’antiautoritarismo, che gli scritti di Mikhail Bakunin e Pyotr Kropotkin sono rappresentativi di queste idee centrali, e che questa “angusta” definizione sia tanto difendibile sul piano empirico quanto analiticamente utile.

Sunshine, presentandoci come qualcuno che sputa sentenze ex cathedra, tende, in breve, a fondare la sua critica maggiore su asserzioni di fede, piuttosto che sulle dimostrazioni di fatto.

Poi egli sostiene, in tutta serietà, che Black Flame contenga una concezione “del tutto inusuale” della tradizione anarchica. Secondo Sunshine, gli autori di Black Flame hanno peccato nell’essersi permessi di “scomunicare” ciò che costituisce secondo lui (“molto probabilmente”) la “maggioranza” di “chi oggi si identifica come anarchico”, le cosiddette tradizioni dell’anarchismo “filosofico, individualista, spiritualista e come stile-di-vita”.

In questo caso viene fornita un’argomentazione – ma è di tipo meramente aneddotico. Le impressioni personali di un piccolo segmento di ambienti anarchici (implicitamente tutti americani) vengono offerte come confutazione di uno studio scientifico su 150 anni di storia globale. Sunshine stesso è comprensibilmente alquanto insicuro sulla validità di poter fare delle generalizzazioni sulla base del suo entourage, per cui se la cava con un “molto probabilmente”.

Ci ritroviamo adesso in un cul-de-sac dell’analisi in cui le idee di Bakunin, Kropotkin, Errico Malatesta, Emma Goldman, Lucy Parsons, Liu Shifu, Ricardo Flores Magón, Nicolás Gutarra, T.W. Thibedi, Nestor Makhno, Juana Belém Gutiérrez de Mendoza, Kôtuku Shûsui, Shin Ch’aeho, Ba Jin, James Connolly, Chu Cha-Pei e moltissimi altri, e la politica di organizzazioni come le ispaniche CNT/CGT, l’australiana IWW, la boliviana FOL, la messicana CGT, l’uruguaiana FAU/OPR-33, la sud-africana ISL/IWA, la Associazione dei Lavoratori dell’Hunan, la Lega Anarchica Orientale, l’Alleanza della Bandiera Nera, Ghadr, la bulgara FAKB, l’egiziano Sindacato Internazionale degli Operai e degli Impiegati, la russa SKT e moltissime altre, si ritrovano tutti ad essere trattati semplicisticamente come aspetti “del tutto inusuali” della tradizione anarchica. Un sorta di mero passaggio in una tradizione anarchica che per Sunshine si suppone si sia incarnata in quelle tradizioni di carattere “filosofico, individualista, spirituali e come stile-di-vita” – nell’America di oggi. Avendo scelto questa linea di argomentazione, Sunshine conclude la sua recensione con la singolare affermazione che sono nei fatti le analisi contenute nel libro a “colpire” il lettore perché “non sono convincenti” e “non sono storiche”.

Ancora una volta, il problema è un’analisi centrata sullo stile (in questo caso riducendo l’anarchismo all’auto-identificarsi come anarchico), piuttosto che sulla sostanza (movimenti politici e prassi).

La recensione di Sunshine è corretta nel notare che Black Flame punta ad una precisa definizione storica e vincolata dell’anarchismo e che il nostro lavoro punta a sviluppare una cruciale critica correttiva all’eredità eurocentrica. La sua sbrigativa stroncatura del libro, comunque, si sgonfia precisamente proprio sull’analisi alquanto stimolante che il libro fa dell’anarchismo e del sindacalismo.

Non c’è spazio per un dibattito fertile con questa sorta di interventi, e sarebbe un peccato se i lettori di “Anarchist Studies” dovessero non leggere Black Flame a conseguenza della recensione di Sunhine.

Lucien van der Walt

Tratto da Black Flame Blog:
http://black-flame-anarchism.blogspot.com/2010/09/excha….html
Traduzione a cura di FdCA-Ufficio Relazioni Internazionali.

About Lucien van der Walt
I teach at Rhodes University, the Eastern Cape. I’m South African, born and bred. I am currently also involved in union education and have a background in social movement and left-wing activism, the Workers’ Library and Museum, the Anti-Privatisation Forum, and the National Health and Allied Workers Union (NEHAWU). I’ve presented papers at more than 120 conferences and workshops, published in key journals like 'Capital and Class' and 'Labor History', have co-edited 3 journal specials (these on global labour history, African labour, and unions in the Global South), and written well over 130 other articles, papers and entries. I was Southern Africa editor for the 2009 'International Encyclopaedia of Revolution and Protest' (Blackwell). My focus has been on South Africa, but I have also done research in Zambia and Zimbabwe. I won the 2008 international 'Labor History' thesis prize, and the 2008/2009 Council for the Development of Social Science Research prize for best African dissertation, for my PhD thesis on South African anarchism, syndicalism and black militants. I have several books, including 'Negro e Vermelho: anarquismo, sindicalismo revolucionário e pessoas de cor na África Meridional nas décadas de 1880-1920,' 'Anarchism and Syndicalism in the Colonial and Postcolonial World, 1880-1940: the praxis of national liberation, internationalism, and social revolution' (co-edited with Steve Hirsch, Brill, 2010/ 2014) and 'Black Flame: the revolutionary class politics of anarchism and syndicalism' (co-written with Michael Schmidt, AK Press 2009).

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